Centro Velico Elbano - Rio Marina

 

 

 

 

 

 

 

 

      CAMPIONATO ITALIANO  SNIPE 2017

Posted on 8 settembre 2017 by sciraitalia

WP_20170902_013

Rio Marina ci ha ospitato per l’edizione 2017 del Campionato Italiano Snipe, dal 29 agosto al 2 settembre. Questa ridente cittadina, incastonata nella verde costa est dell’isola d’Elba ci ha regalato alcune splendide giornate di fine estate.

Il Centro Velico Elbano, circolo organizzatore, si è prodigato per ospitarci al meglio, sempre con grande entusiasmo. Il presidente Corrado Guelfi ed il vicepresidente Massimo Gori, costantemente presenti a terra ed in mare, si sono prodigati per venire incontro alle nostre esigenze, insieme a tutti gli amici del Centro Velico Elbano.

Solo venti gli equipaggi partecipanti, ma tutti i migliori sono presenti, molti reduci dalla lunga trasferta spagnola di La Coruna, dove si è disputato il Campionato Mondiale. Mi dispiace per chi non è potuto venire perché ha perso una splendida edizione del Campionato Italiano.

Veniamo alla cronaca. Martedì 29 gli equipaggi arrivano alla spicciolata con i traghetti su Cavo o Rio Marina (ottima la convenzione concordata dal Circolo con Toremar e Moby Line). Man mano che vengono scaricate, l’instancabile Stefano Longhi, stazzatore della Classe, controlla le barche e timbra le vele. Il caldo opprimente e la bonaccia non invitano ad uscire per allenarsi, ma a sera tutti gli snipe sono pronti per il giorno successivo.

Mercoledì 30, primo giorno di regate. La Partenza è prevista per le ore 14. Fervono gli ultimi preparativi, ma il clima è abbastanza rilassato. Alcuni curiosi passano nell’area a noi riservata e ci chiedono di che manifestazione si tratta e che barche sono gli snipe. Finalmente in acqua! Poco vento da sud sud-est con un po’ d’onda. Buona la prima partenza. Il campo di regata è ben posizionato da Riccardo Mazzotti, presidente del Comitato di Regata, coadiuvato da Alessandro Testa, rappresentante SCIRA per l’occasione. Paolo Lambertenghi, Dario Bruni, Pietro Fantoni e Francesco Scarselli, lottano per le prime posizioni, ma gli altri equipaggi sono vicini. Purtroppo il vento cala e non c’è la possibilità di disputare un’altra regata per oggi. Tutti a terra, dove ci aspetta un pasta party. La sera gli equipaggi si dividono nei vari ristoranti di Rio Marina. Domani partenza alle 11.

Giovedì 31, secondo giorno di regate. Vento sempre da sud, ma più intenso, da 10 a 15 nodi. Si possono disputare tre regate, sempre su percorso a bastone con arrivo di bolina, della durata di circa un’ora ciascuna. Nonostante i consigli dei locali, sembra che il lato favorito sia il sinistro, ma il campo di regata è difficile e mai scontato e ne vengono fuori tre belle prove. Fantoni, Rochelli e Lambertenghi si dividono le vittorie nelle singole regate. La classifica generale è corta ed i primo sono a pochi punti l’uno dall’altro. Anche oggi al rientro ci aspettano vino e pasta.

Venerdì 1 settembre, terzo giorno di regate. La partenza è prevista per le 11, ma non c’è vento. Intelligenza a terra e si aspetta. Nel primo pomeriggio si alza una brezza leggera da sud. Tutti in acqua! Alla partenza ci sono circa 6-7 nodi e un po’ di corrente. La boa di bolina sembra lontana. Gli equipaggi che si sono tenuti a mare trovano più aria e si avvantaggiano, ma il vento è in calo. Poppa faticosa e seconda bolina ancora di più. Quando ormai Rochelli, Borrelli e Pantano sono vicini alla boa di bolina la regata viene annullata. Un un po’ di rammarico per i primi, ma probabilmente molti non sarebbero arrivati. I gommoni ci trainano in porto, oggi nessuna prova conclusa. Verso sera, davanti alla sede del circolo, ci offrono ottime sarde alla brace, acciughe fritte e vino a volontà. E’ comunque festa!

Sabato 2, ultimo giorno di regate. Sarebbe importante disputare almeno due prove per avere la possibilità di uno scarto. Bella giornata di sole con vento forte da ovest. Siamo ridossati, ma le raffiche scendono violente dalle pendici dell’Elba. Partenza alle 11, con vento rafficato a 18-20 nodi, percorso a triangolo. La regata è dura e l’adrenalina scorre a fiumi con planate interminabili specialmente nel secondo lasco. Qualche scuffia è inevitabile. Dario Bruni vice la prima prova con autorità, bene Stefano Longhi abituato alla bora di Trieste e Lapo Savorani sempre a suo agio con vento forte. Durante la seconda regata il vento aumenta e le raffiche arrivano a 24-25 nodi, forse più. Siamo al limite consentito dalla Classe. Spesso bisogna lascare la randa completamente per non scuffiare di bolina. Al lasco gli spruzzi impediscono qualsiasi visuale. Molte le scuffie, un albero piegato e un timone spezzato. Qualche equipaggio si ritira. Vince ancora Dario Bruni, il più forte in queste condizioni, seguito da Paolo Lambertenghi e dal giovane Alessandro Bari. Il vento aumenta ancora, tutti a terra! Nel pomeriggio il Comitato esce per verificare se è possibile disputare un’altra prova, ma rileva più volte il vento oltre i 28 nodi. Il Campionato è concluso.

Vincono meritatamente Paolo Lambertenghi coadiuvato a prua dalla brava Chiara Marzocchi, secondi Dario Bruni con a prua il giovanissimo Emanuele Zampieri, terzi Francesco Scarselli e Marco Rinaldi molto regolari, quarti Pietro Fantoni con a prua Marinella Gorgatto e quinti i giovani “Talamonesi” Lapo Savorani e Federico Milone. Da rilevare anche qualche bella prova dei giovani Bari-Franzini e delle new entry della Classe De Michele-Laera.

La sera grande festa sul molo e un ottima cena a base di pesce con presenti quasi tutti gli equipaggi, accompagnatori ed ospiti. Durante la cena si svolge la premiazione condotta magistralmente da Corrado Guelfi, alla presenza delle autorità cittadine. Siamo tutti contenti!

Grazie Centro Velico Elbano! Grazie Rio Marina!

WP_20170902_013.jpg

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

Rio Marina, 3 settembre 2017

CAMPIONATO NAZIONALE SNIPE 2017 AL CENTRO VELICO ELBANO DI RIO MARINA

A Rio Marina, organizzato dal Cento Velico Elbano, si é svolto il Campionato Nazionale SNIPE 2017 dal 29 agosto al 2 settembre.  Sotto la regia del Presidente Corrado Guelfi al CENTRO VELICO ELBANO abbiamo trovato un gruppo unito di amici di grande professionalità tecnica velistica e di grande ospitalità.
Tecnicamente iniceppibile si è prodigata tutta l’organizzazione, dall’assistenza ai mezzi posaboe, ai circoli velici vicini a Rio Marina.

Il Comitato di Regata nei primi tre giorni con vento di scirocco ha posizionato il percorso a Sud di Rio Marina mentre il quarto giorno si è regatato a Nord, per rimanere ridossati alla costa, con un forte maestrale e mare piatto.  Sul campo di regata a Sud i venti equipaggi hanno gareggiato su un percorso a “bastone” per quattro regate e altre due non sono state portate a termine perchè il vento è andato a calare fino a finire in bonaccia. In queste condizioni gli equipaggi “leggeri” sono stati i favoriti e guidavano la classifica parziale. Con lo scirocco il bordo a terra è sempre stato quello favorito, ma con sorpresa di tutti le prime imbarcazioni sull’arrivo sono state quelle che hanno bordeggiato al largo.

Nella giornata di sabato il forte vento di maestrale impediva di svolgere regate di tipo “triangolo” se non ridossati verso Cavo. Nella prima regata, le raffiche che scendevano dalla gola hanno raggiunto i 20 nodi mentre nella seconda prova di giornata il forte maestrale a raffiche ha raggiunto i 22 nodi con punte fino a 24 all’ultima bolina.

 Le “scuffie” alla boa di lasco verso Rio Marina, dove si doveva strambare, non si contano. L’equipaggio più allenato a condizioni di vento forte, di ritorno dal mondiale in Spagna dove si gareggiava in analoghe condizioni, ha prevalso con due primi posti in entrambe le regate. I più leggeri si sono difesi bene sempre vicino alle prime posizioni senza commettere errori e mantenendo la testa della classifica generale. Al termine della seconda prova di sabato il vento è aumentato sempre più e per sicurezza tutti sono rientrati in porto. Purtroppo la situazione meteo é peggiorata e così non è stata disputata la settima regata per condizioni estreme di vento che sfioravano i 28 nodi. Tutto quindi si è concluso con un tuffo nel porticciolo e un bacio dei campioni Paolo Lambertenghi (Circo Vela Torbole) timoniere e Chiara Marzocchi  (Circolo Nautico Amici della Vela Cervia) prodiere.

I concorrenti della Classe SNIPE come sempre hanno mostrato la loro lealtà e correttezza in regata con un solo richiamo generale e nessuna partenza anticipata. La giuria quindi è stata impegnata solo nel controllo della regolarità delle regate in acqua e non sono state presentate proteste.

Mentre si regatava in mare, in terra non ci si annoiava e si preparava la pasta per il rientro e poi tutti i collaboratori volontari e i più giovani allievi del CVE si sono superati nell’acciugata e nella cena della premiazione. 

Rio Marina e tutta l’Isola d’Elba hanno mostrato il loro fascino a tutti gli ospiti con le belle spiaggette, le gite in miniera, il museo dei minerali e le ottime cenette nei ristorantini di Rio Marina. Il piatto vincitore dopo lunga valutazione é stato  “ravioli al cacio e pepe con sugo di polpo” del ristorante La Strega.

Sperando di ritornare presto per vacanze e regate salutiamo dal traghetto per Piombino che come sempre con la consueta puntualità scandisce il tempo in questo angolo di piacevole mare e terra. 

Buon vento a tutti

Donatella e Riccardo

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

La cucina delle isole: Beccaccini alla Riese

Gli anni sessanta non accennavano ancora a finire e Scuderi, che aveva cominciato subito a lavorare (e come è noto a quell’epoca succedeva) acquistò un Beccaccino ad uso dell’intera banda. Più che usato il Beccaccino era vetusto, al punto che ci toccò tenerlo un’intera settimana alla boa nella speranza che l’acqua per lunghi anni agognata e mai più vista chiudesse l’eccesso di lasco fra le tavole del fasciame. Perché di tavole era ovviamente il fasciame. Solide tavole di sapele spesse due dita, ponte ricoperto in olona, albero in douglas, deriva pivotante di peso spropositato, archetto di bronzo a poppa e scotta della randa senza rinvii a pozzetto, niente svuotatori e niente strozzatori, due gallocce in legno ai lati del pozzetto e una sul ponte a prua, sartie volanti e genoa a ferzi bianchi e azzurri. Che le sartie volanti e il genoa non avessero nessuna parentela con la stazza era sospetto che nemmeno ci sfiorava, perché non avevamo idea di cosa fosse la stazza e nemmeno le Classi. Dopo qualche mese, il pennuto in volo sotto la penna della randa ci indusse a ricerche più coscienziose, ma la successiva acquisizione della certezza che si trattasse di un Beccaccino non cambiò di molto la sostanza delle cose.

Non credo sia noto a quelli nati dopo di noi, ma all’epoca tutte le barche a vela di dimensioni inferiori al Vespucci erano Beccaccini, quale che fosse il disegno e la misura, e l’universo mondo era convinto che quella denominazione astrusa servisse a indicare un natante di misure contenute che andava a vela, senza ulteriori specificazioni. Quello che per gli anglosassoni era un dinghy, per buona parte degli italiani era un beccaccino: nome generico di cosa, da scriversi con l’iniziale minuscola. Il primo Flying Junior immatricolato in Italia fu classificato dalla Capitaneria di Porto competente (qualsiasi secchio galleggiante era al tempo bene mobile registrato) come “Beccaccino di tipo Flying Junior” (documentarsi per credere). E quando, più di dieci anni dopo, la banda costruì il suo primo Fireball, Giovanni il Cannoniere, che di professione traghettava clienti dagli scogli alle barche alla fonda e vantava buoni rapporti con la Capitaneria per via del suo servizio in Marina, considerò con malcelata apprensione la ridicola consistenza del compensato di quella chiglia e paternamente ci assicurò che, a condizione che avessimo inchiodato due tavoloni di faggio sul fondo ai lati della deriva, avrebbe messo una buona parole in Capitaneria perché ottenessimo l’immatricolazione per quel Beccaccino malnato e pure settimino.

Ballò per poche estati e non ebbe una sorte all’altezza dei suoi meriti quel Beccaccino, ma tutto quel che valeva la pena di conoscere lo imparammo da lui. L’arte di condurlo in singolo e l’arte di sovraccaricarlo con l’equipaggio intero di un brigantino, quella di uscire al buio per andare a totani e quella di portarlo fuori solo per sorprendere i pesci volanti che saltano fuori dalla cresta dell’onda all’alba, le mille pezze cucite con maestria ad aiutare l’immortalità della randa e la stoppa calcata al piede della cassa di deriva prima che scoprissimo la resorcinica e poi addirittura l’epossidica, le navigazioni al largo (assai al largo) con le ragazze e i primi giri attorno alle boe. Quello di noi che è andato più lontano, molto più lontano, è stato Marco, il figlio di Scuderi, che adesso è il migliore restauratore di barche d’epoca che c’è ad Auckland. E a me pare non per un puro caso.

Chiusa quella stagione e quella ben più lunga dei Fireball, trasferito per precipitare di anagrafe sul ponte dei battelli comitato o dietro i tavoli delle giurie, mai ho perso di vista i Beccaccini, anche se per pudore mi guardavo bene dal chiamarli con quel nome, e ne ho amministrato per molto tempo le puntigliose regate. Un’infinità di volte mi sono chiesto se quella benedetta barca col boma troppo alto e il tangone che tradisce voglia inappagata di spinnaker non meritasse una sorte migliore, almeno nel nostro Paese. Mi sono sempre risposto che, se continuava ad arare i campi di regata di mezzo mondo con tutto l’orgoglio dei suoi astrusi regolamenti che pretendono di misurare di quanto deve alzarsi l’onda al mascone nella regata perfetta; se continuava a guardare avanti alla sua prua senza battere mai ciglio di fronte ai provincialismi di talune Federazioni sempre più perse appresso a classi olimpiche e catamarani volanti, qualche solido argomento doveva pure avercelo. E che era inutile angosciarsi sui suoi destini che dimostravano  di reggere al trascorrere dei decenni e alle insipienze di chi, insonne, veglia sui destini complessivi di noi tutti.

Questo pensavo quando mi sono avviato per Rio Marina con la mia convocazione federale in tasca, e questo continuavo a pensare quando sono arrivato, sapendo di essere confinato senza rimedio a terra con l’unica remota prospettiva di discutere qualche paio di improbabili proteste. Del tutto ignaro dell’alchimia che la sovrapposizione dei Beccaccini e dell’Elba stava per innescare.

E così nel tempo di un mezzo pomeriggio, senza preamboli e segni premonitori, questa benedetta barca con la poppa a culo d’anatra ha svelato la sua vera natura, che è quella di una efficientissima macchina del tempo; e insieme a lei i Riesi, che si spacciano per tutt’altro ma che di mestiere sono raffinatissimi intenditori di quel tipo di macchine e che assai di frequente ne hanno regolare brevetto di pilotaggio, hanno acceso i motori e hanno cominciato a proiettarmi in testa un fiume di slides che è andato avanti senza rimedio per cinque giorni interi. Che dovesse succedere del resto non era cosa difficile da prevedere, perché gli scogli e i ciottoli di Rio, i lentischi e le patelle, le case e le finestre, le facce, il modo di muoversi, di salutare, di sedersi a chiacchierare davanti al mare, il vino la luna e lo scirocco, erano gli stessi dei miei diciotto anni di mezzo secolo prima e di un migliaio di chilometri più a sud. Per mezzo secolo non mi era più capitato di sbatterci sopra e mai avrei pensato di ritrovarli un migliaio di chilometri più a nord. Come se a cambiare fosse stata solo la buccia dei Beccaccini, finalmente restituiti alla loro legittima denominazione americana, e la scena e gli interpreti fossero ancora quelli di sempre.

So bene che il risultato di certe reazioni alchemiche transita per ricette di arduo confezionamento, e che è saggio rimettere via provette e alambicchi dopo che per una volta hanno deciso di funzionare. Ma, se per casualità virtuose o per lungimiranze affilate, qualcuno di quei Riesi, astronauti piovuti da queste parti per scelta o per errore ma sempre capaci di viaggiare nel tempo, si risolvesse a montare su un paio di quelle astronavi così acconce alla loro natura che sono gli Snipe, e ne facesse abituale utilizzo, il loro astroporto sul Tirreno potrebbe acquistarne molto, e diventare una destinazione dove andare a scrollarsi di dosso qualche quarantina d’anni nel tempo breve di un fine settimana. 

 

Michele Gioacchino Micalizzi